Reading “Aspettando il film Celestino V – Il papa del gran rifiuto”

Posted in Spettacoli, Teatro , on 10 agosto 2014

READING “ASPETTANDO IL FILM CELESTINO V – IL PAPA DEL GRAN RIFIUTO”

In attesa della realizzazione del progetto cinematografico e teatrale di Franco Mannella sulla vita di Celestino V, verrà proposta un’anticipazione dell’opera in forma di reading spettacolo dal titolo Aspettando il film Celestino V – Il papa del gran rifiuto.

La lettura si promette molto suggestiva con giochi di luci e buio, in particolare con il supporto tecnologico di tablet, che andranno a illuminare i volti degli attori così da far apparire e scomparire i personaggi nel corso del racconto.

Sullo sfondo sono proiettate immagini e disegni dell’abruzzese Graziano Livorni, per ricreare una sorta di storyboard del film. Ad accompagnare lo spettacolo, le musiche di Oberdan Fratini, compositore abruzzese che sarà poi l’autore la colonna sonora del film.

Cinque attori tra cui Franco Mannella e alcuni attori del cast, portano in scena i vari personaggi che si intrecciano nella storia in una avvincente lettura sintetica del film.

Gli appuntamenti di agosto sono il 13 a Pescasseroli (Aq), il 14 ad Ateleta (Aq) e il 22 a Pianella (Pe).

Regia di Franco Mannella

Con Francesco Cavuoto, Sara De Santis, Massimiliano Fusella, Franco Mannella, Alessandro Quarta.

Musiche di Oberdan Fratini. Disegni di Graziano Livorni.

Luci e Fonica di Stefano Valentini.

(articolo di Sara De Santis http://www.celestinovilfilm.it/124/)


345 TEATRO DA GUSTARE

Posted in Teatro , on 12 marzo 2013

345 TEATRO DA GUSTARE

Progetto 345 Teatro da gustare nasce da un’idea di Francesco Cavuoto e Franco Mannella.

Si propone di porre il Teatro al centro di un percorso degustativo, artistico e sensoriale che regali allo spettatore la possibilità di soddisfare i cinque sensi, in un’unica offerta.
Mostre di pittura, fotografia, scultura concatenate a degustazioni di alcune delle eccellenze dell’enogastronomia italiana. Nel foyer profumi, sapori, forme, suoni e immagini accenderanno lo spettacolo, ogni sera.


TEATRO DEGLI AUDACI – ROMA

Posted in Teatro , on 14 febbraio 2013

DAL 7 AL 17 MARZO “PER FAVORE TOGLIETEVI LE SCARPE” ANDRA’ IN SCENA AL TEATRO DEGLI AUDACI IN ROMA, NELL’AMBITO DELLA MANIFESTAZIONE 345 ( 3 SPETTACOLI, 4 SETTIMANE, 5 SENSI ) DI CUI FRANCESCO CAVUOTO E’ L’IDEATORE E ORGANIZZATORE INSIEME A FRANCO MANNELLA.

MOSTRE DI PITTURA, FOTOGRAFIA,SCULTURA, CONCERTI, SPETTACOLI E PERCORSI DEGUSTATIVI CON L’ECCELLENZA DELL’ENOGASTRONOMIA ITALIANA.

345 TEATRO DA GUSTARE.


Recensione “Per favore toglietevi le scarpe”

Posted in Teatro , on 25 gennaio 2013

Con molta autoironia: PER FAVORE TOGLIETEVI LE SCARPE

di Cristina Squartecchia; Teatro e Spettacolo.

Fare l’attore ed essere un attore non è la stessa cosa. C’è chi fa e c’è chi è attore nel senso più ampio e completo del termine, che non si limita ad imitare, ma pone se stesso al servizio del teatro, del progetto, con la sua identità e presenza scenica, con quel “quid” in più che lo distingue dal semplice fare l’attore.
In questo “Per favore toglietevi le scarpe” scritto insieme ad Adelchi Battista per la regia di Franco Mannella, esplode la potenza espressiva di Francesco Cavuoto, che rivela il suo essere attore nel senso ampio del termine. Prestante e maestoso dalla faccia simpatica, Francesco Cavuoto, di Benevento, approda al teatro passando dalla radio al doppiaggio. Forte, della sua esperienza scenica dalla poderosa versatilità comunicativa, dà vita ad una comica lettura autobiografica, passando con disinvoltura in svariati personaggi incontrati lungo il suo cammino. La pièce si profila come il risultato di un teatro povero nel senso grotowskiano del termine, dove emerge il lavoro dell’attore su se stesso, l’assenza di elementi scenografici, ma uno spazio nudo, riempito dalla presenza di un corpo e dalle sue azioni. Una scelta registica che Franco Mannella ha maturato negli anni, affidando il suo fare teatro ad una partitura di scene che nasce dal corpo e dalla voce dell’attore, marcando lo stile e la recitazione, aspetti già evidenziati nel suo “Flaiano in 3D” 2010.
Il Titolo che ci lascia un po’ perplessi e più volte ripetuto dall’attore in scena con toni diversi tra ordine ed invito a noi spettatori a toglierci le scarpe, è semplicemente un pretesto sul quale ruotano gli episodi della sua esistenza. Tormentato da uno strano sogno ricorrente, legato al saggio nonno che in punto di morte svela al nipote il segreto per far felice una donna, quello appunto di togliersi le scarpe e del quale ne veniamo a conoscenza solo alla fine della pièce, l’attore torna costantemente su questa bizzarra paura. Infatti come in un circolo vizioso senza vie d’uscita, insaporito da uno spiccato “sense of humor”, i vari episodi ripartono sempre da questa situazione tragicomica in cui si sveglia all’improvviso e in preda allo spavento di avere le scarpe ai piedi, come croce e delizia della sua personale esistenza. Un tessuto di gags e sketch da cabaret estreme conferiscono alla pièce una comicità unica nel suo genere,fungendo da struttura portante sulle quali gesto-voce-azione rappresentano la triade motrice dal quale scaturisce l’esilarante vicenda di Cavuoto.
Dalla sua infanzia fino alla sua ascesa professionale a Roma, l’attore ripercorre la sua esistenza, densa di quei luoghi comuni che possono rispecchiare le nostre proprie paure, fallimenti e situazioni assurde dove almeno ognuno di noi si è trovato una volta, ma con l’intento di non prendersi troppo sul serio, quanto basta per farne una sana autoironia. Dall’ incontro d’amore alle prime esperienze sessuali, dal giorno del suo matrimonio con la madre isterica, alle tormentate sedute dall’analista, dal prete di paese bigotto e traffichino al buffo provino per una fiction disturbato dalle telefonate di una madre ansiosa, e via di seguito, per più di un’ ora di spettacolo senza mai calare l’attenzione del pubblico. Un corredo di circostanze, al limite del maniacale, puntellato da una carrellata di personaggi bizzarri che appartengono a quei regionalismi del costume italiano.
Ne consegue una partitura corporea che traccia una gestualità complessa e versatile, su di un corpo, quello di Cavuoto, imponente ma eloquente allo stesso tempo, dove le figure ed i personaggi vengono ritratti in toni grotteschi. Per ognuno di questi, la gestualità e la mimica, come un unicum organico tra mente e corpo, risultano sempre ad hoc, azzeccate e cangianti, condite da un generoso e bonario sarcasmo, tratteggiato da picchi di autoreferenzialità, che però nell’insieme non guastano. Ma nulla è a caso in tutto questo, anche la musica di Adelchi Battista, una scrittura pianistica misurata e puntuale, volta ad esaltare i momenti più cruciali, che insieme alle luci di Carlo Oriani Ambrosini, scandiscono un ritmo senza troppe sospensioni, congeniale a gradire ed allietare per dare quel tocco in più come la ciliegina sulla torta.

Piccolo Teatro dello Scalo di Chieti, 19 Gennaio 2013


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